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Come spesso accade le caratteristiche qualitative della materia prima definiscono la qualità del prodotto finale e la buona riuscita del processo che ha portato al suo ottenimento. Anche nel caso degli estratti di cannabis la scelta del materiale vegetale da cui produrli è fondamentale. Alla base delle caratteristiche di una buona materia prima di partenza c’è la sua qualità in termini di salubrità del prodotto. Il materiale deve essere assolutamente privo di contaminanti, come muffe, pesticidi o sostanze chimiche. Oltre a questa caratteristica basilare la scelta deve essere guidata da due fattori principali: dal tipo di prodotto che vogliamo ottenere e dal metodo di estrazione utilizzato.

Estratti con principi attivi in purezza

In questo caso il prodotto finale è un liquido oleoso in cui il principio attivo isolato è stato aggiunto in varie concentrazioni. Un esempio sono gli estratti di CBD. La scelta della materia prima affinché renda al massimo durante l’estrazione ricade in prima istanza su materiale vegetale con alto contenuto di principi attivi, quindi più è alto il valore della molecola che si vuole estrarre, più il materiale è valutato in maniera positiva.

Estratti full-spectrum

Gli estratti “full-spectrum” (a spettro completo) contengono l’intera gamma, o quasi, delle molecole bioattive presenti nella pianta da cui deriva il materiale vegetale su cui è stata svolta l’estrazione. In questi prodotti possiamo trovare in varie concentrazioni, oltre ai cannabinoidi come CBD e THC (il thc è presente sopra lo 0,5% solo nei paesi dove la legge lo permette), anche altre interessanti molecole come terpeni, terpenoidi, antociani e flavonoidi.

La materia prima utilizzata per la loro produzione è spesso materiale vegetale fresco conservato a basse temperature. L’esigenza di mantenere il materiale più intatto possibile, dal momento della raccolta in poi, deriva dal fatto che molte biomolecole vengono facilmente perse o degradate durante la fase di essiccazione. Un esempio sono i terpeni, le molecole aromatiche della cannabis, che a causa della loro volatilità diminuiscono in concentrazione durante questo processo.

Metodi di estrazione

Considerando un materiale di partenza di qualità che quindi rispetti le caratteristiche elencate sopra e tenendo conto del prodotto finale che vogliamo ottenere, bisogna usare un metodo di estrazione abbastanza sofisticato per poter estrarre con precisione, in modo pulito e senza degradare le biomolecole importanti presenti nella pianta. Molti dei processi utilizzati finora per ottenere estratti di cannabis si basavano su solventi tossici come gli idrocarburi che lasciano le loro tracce nei prodotti finali. Venivano anche usate elevate temperature per allontanare il solvente, che però degradavano le delicate biomolecole presenti, come i terpeni. Grandi passi in avanti si sono fatti da quando viene usata la CO2 supercritica come solvente. Il processo molto sofisticato, che si basa su questo gas inerte, è in grado di estrarre l’ampia gamma di molecole presenti nella pianta con altissima precisione. L’atossicità della co2 la rende inoltre un solvente sicuro per la produzione di prodotti destinati al settore alimentare.